Latte al seno o aggiunta?

La nascita di un bambino è qualcosa di meraviglioso. Senza dubbio i genitori si sono documentati da mesi sui passi da seguire grazie a corsi, consigli medici e qualche informazione sul web. Che cosa fare quando il neonato arriva a casa per la prima volta, come e quanto allattare, sonnellini, possibili disturbi, pianti. Il bello e difficile arriva però quando ci si trova ad affrontare in prima persona la cura di un neonato. Uno dei dilemmi che attanagliano i genitori, e in particolare le mamme, è l’annosa questione dell’allattamento al seno. In particolare quando e come dare la cosiddetta “aggiunta di latte” alla poppata. Scopriamo di cosa di tratta e quali consigli seguire.

“L’aggiunta”: che cos’è?

L’allattamento al seno è sempre da preferire. Si tratta infatti di un momento molto importante non solo per la crescita del neonato ma anche per stabilire un rapporto unico e indissolubile con la madre. Non dimentichiamo inoltre che il latte materno contiene naturalmente tutti i principi nutritivi ideali e perfetti per il corretto sviluppo del bambino. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di prediligere, quando possibile, l’allattamento al seno. Si tratta di un consiglio fornito dai principali professionisti del settore, dai medici ai produttori di latte.

Purtroppo però non sempre è possibile allattare al seno. Le cause possono essere diverse, dalla mancanza di latte alla comparsa di dolorose ragadi, fino alla scelta volontaria della madre. In questo caso è possibile utilizzare il latte artificiale, prodotto e studiato appositamente per sostituire il latte materno. Latti artificiali speciali sono inoltre utilizzati in caso di disturbi precisi come coliche, reflusso gastro esofageo o difficoltà di crescita.

Il latte artificiale interviene anche quando si parla di “aggiunta”. Una parola molto diffusa tra le neo-mamme, ma di cosa si tratta?

Si parla di aggiunta quando si opta per somministrare al neonato latte artificiale oltre alla dose di latte materno già poppata dal bambino.

Quando è consigliato dare l’aggiunta

Spesso le mamme pensano di dare al bambino l’aggiunta di latte quando riscontrano alcuni problemi nell’alimentazione del figlio. In particolare pianti continui, sensazione di seno vuoto e volontà del bambino di attaccarsi al seno possono preoccupare i genitori, tanto da ricorrere al latte artificiale.

Occorre però prestare molta attenzione all’aggiunta e seguire attentamente i consigli del pediatra di fiducia. I casi in cui è consigliato dare l’aggiunta al neonato sono specifici e ben precisi, in particolare:

  • difficoltà nella crescita;
  • scarsa diuresi;
  • salute generale del bambino.

Sarà comunque solo il pediatra a consigliare se sia il caso o meno di iniziare a dare l’aggiunta di latte, dopo esami specifici e una verifica della salute del bambino.

Ascoltare sempre consiglio pediatra

Come abbiamo ricordato, decidere di dare al bambino un’aggiunta di latte è una decisione delicata che potrebbe influire sulla salute e sulla crescita del bambino. Proprio per questo motivo è necessario rivolgersi al pediatra nel caso sorgano dubbi sulla possibile scarsa alimentazione del piccolo.

Ricordiamo infatti che l’allattamento al seno è un procedimento molto naturale che però ha la necessità di stabilizzarsi nel corso del tempo. Il corpo materno inizia a produrre latte dopo il parto: i primi giorni sono quindi estremamente importanti per la conoscenza reciproca tra mamma e figlio e una corretta impostazione dell’allattamento. Il periodo di “calibrazione e assestamento” dura fino alle prime sei settimane circa. In queste settimane si trova infatti solitamente un equilibrio tra il bisogno di latte del bambino e la produzione di latte della mamma.

Una poppata “scarsa” non deve per forza preoccupare i genitori. L’allattamento è infatti un procedimento naturale: in caso di poco latte a poppata, sarà il neonato stesso ad aumentare la frequenza delle richieste di poppata.

In caso di pianti e sospetti di scarsa alimentazione, è però bene rivolgersi al pediatra che procederà ad un’analisi precisa della situazione. In particolare:

  • analisi della curva di crescita del neonato: se la crescita è ferma, il pediatra potrebbe cercare le possibili cause nella scarsa alimentazione al seno;
  • analisi delle urine: il pediatra analizza le urine e la frequenza di minzione. Scarso latte materno potrebbe provocare la produzione di poca urina e molto concentrata.

Il parere del pediatra è fondamentale perché occorre il parere di un esperto per valutare la salute generale del bambino. In alcuni casi infatti, il poco latte assunto dal bambino non significa necessariamente uno sviluppo compromesso. Ma sono valutazioni mediche che solo il pediatra può fare e quindi consigliare ai genitori il corretto trattamento.

Quanto dare di aggiunta oltre al proprio latte

Se il pediatra ha optato per l’aggiunta, ecco che arrivano nuovi dubbi: quale latte dare al bambino? In quale quantità? Come e quando somministrarlo?

Non va dimenticato infatti che il latte è l’unica fonte di alimentazione del bambino per almeno i primi sei mesi di vita. I neonati sono inoltre particolarmente sensibili ai cambiamenti di sapori. Il latte artificiale infatti, nonostante sia composto da principi nutritivi il più possibile simili al latte materno, non sarà mai identico e soprattutto non avrà lo stesso sapore.

Per dare l’aggiunta di latte occorre quindi prestare particolarmente attenzione a:

  • tipo di latte artificiale: in commercio esistono svariate marche, disponibili sia in forma liquida che in polvere per la ricostituzione;
  • quantità di latte: varia in base all’età, al peso del bambino e al tipo di somministrazione. È indicata correttamente dal pediatra;
  • in quale momento della giornata dare l’aggiunta. Esistono due tipi di somministrazione: alternata alla poppata, oppure integrata ad essa solitamente alla fine della poppata;
  • come somministrarlo: un punto fondamentale è il modo di dare l’aggiunta al neonato. In molti casi infatti è sconsigliato utilizzare il biberon in quanto potrebbe confondere il bambino. Il neonato infatti potrebbe non riconoscere più la fonte di alimentazione e rifiutare il seno materno. Sono consigliati contagocce, bicchierini o anche la somministrazione al dito. Nel caso si volesse preferire l’allattamento con il biberon, è da prediligere una tettarella morbida e ampia.

L’aggiunta di latte quindi deve avvenire dietro consiglio medico-pediatrico e deve rispettare alcune semplici ma importanti regole per garantire la corretta crescita del neonato.

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